19 July 2019
Alla scoperta di Jim Reynolds
Un moderno eroe
Sentir raccontare le sue imprese con tanta naturalezza e semplicità è stata la sorpresa più grande dell’incontro con Jim, climber americano ospite d’onore della serata A tu per tu con i grandi dello sport che si è tenuta giovedì 19 luglio presso il DF Sport Specialist di Barzanò.

Divenuto famoso per la salita in tempo record (2 ore 19 minuti e 44 secondi) al TheNose nell’ottobre del 2017 con BradGobright, è entrato nella storia dell’alpinismo per la sua ascesa e discesa in Free Solo del Fitz Roi, compiuta all’inizio di quest’anno. Forse però Jim lo si dovrebbe considerare di più come un eroe moderno.

Questo sorridente ragazzo di 26 anni è pura espressione dell’amore per la montagna e della voglia di viverla nel modo più intenso e coinvolgente.

Nato nelle Alpi americane, Jim è cresciuto a contatto con la natura dove ha iniziato a esplorare l’ambiente circostante con tante belle camminate, fino al penultimo anno delle superiori quando un compagno di classe lo ha “sfidato” e allo stesso modo invitato a scalare le pareti rocciose vicino a casa. Da lì è iniziato un processo di autoapprendimento delle tecniche di salita e di sicurezza, che lo ha portato in breve tempo a trovare addirittura un lavoro presso il soccorso alpino nella Yosemite Valley dov’è tuttora impiegato.

Come lui stesso ha raccontato il lavoro presso il soccorso alpino è stato lo strumento che gli ha permesso di trasferirsi definitivamente nella mecca dell’arrampicata, per poterla praticare ogni volta che fosse possibile. Scoprendosi di salita in salita sempre più forte, gli è sembrato normale tentare la salita della parete più ammirata della valle: The Nose.

Per poterlo fare ha cercato il compagno giusto, che avesse il suo passo, o anche più veloce. Ed è così che, dopo essere venuti a capo della prima salita in tre giorni e della seconda in un giorno, si sono decisi a testare i propri limiti in velocità. Avvicinarsi sempre di più alle realizzazioni dei miti, che avevano già segnato tempi straordinari di salita della parete li ha stimolati ancora di più, tanto che quel 21 ottobre quando Jim è arrivato a toccare per primo l’albero che fa da ultima sosta, quando ha capito che potevano segnare un nuovo record, non ha esitato ad urlare a Brad: “Corri! non scalare”.

L’entusiasmo con cui racconta questi ultimi minuti della corsa verticale sono quelli del ventenne che si è sfidato fino al limite delle forze ed è riuscito nel suo obiettivo, ma non del “malato” che viveva ogni singolo giorno in preparazione di quell’impresa. Le giornate di Jim sono infatti spesso dedicate a prestare soccorso a chi ne ha bisogno, e addirittura lo stesso giorno del record lui e Brad sono stati tra i primi ad aiutare una loro amica che stava tentando il record di velocità femminile, e che purtroppo ha fatto una rovinosa caduta su una cengia.

Quattro sono le persone che oggi continuano a vivere grazie all’intervento di Jim Reynolds e dei suoi collaboratori. Una volta bastava salvare una sola vita per essere considerati eroi e ricevere una medaglia, ma non è per i riconoscimenti che Jim e il suo compagno di scalate in Patagonia, hanno deciso di tentare il recupero di un alpinista lasciato su una cengia in quota dal suo compagno dopo un incidente.
Sapevamo che per aiutare lui rischiavamo la nostra vita – ha raccontato Jim –ma io ero un membro del soccorso alpino e il mio compagno un infermiere, aspettare gli altri significava lasciarlo morire… Eravamo le persone giuste per prestare soccorso e l’abbiamo fatto”.

Jim ama la vita e vorrebbe vivere per sempre, quindi perché rischiarla con la scalata in Free Solo? “Su questo posso dire che tra rischiare la vita e rischiare di non vivere, preferisco la prima”. Ecco perché al su terzo mese di permanenza in Patagonia, quando il suo corpo e la sua scalata si erano adeguati all’ambiente e mancavano pochi giorni al rientro a casa, non poteva sprecare quelle finestre di bel tempo che ancora si proponevano. Dovendo scalare in fretta e non trovando compagni altrettanto veloci si decise per degli approcci in solitaria sulle Aguja Rafael Juarez, Aguja Saint Exupery, che si trasformarono ben presto in salite in free solo in cui la corda, che comunque si era portato, è sempre rimasta nello zaino.

Con questi successi alle spalle e la consapevolezza che senza il peso della corda sarebbe stato ancora più veloce su una parete, quella del Fitz Roy, anche più facile in termini di difficoltà rispetto a quelle già affrontate, si è ritrovato a essere il primo climber della storia a salire e scendere dalla torre in Free Solo.

Solo quando RoloGaribottimi ha chiesto di passare da lui per parlare della mia impresa ho cominciato a realizzare quanto questa fosse importante per la storia dell’alpinismo – commenta Jim –Ora la mia vita è un po’ cambiata: i media mi rivolgono più attenzione, sono stato invitato a raccontare le mie avventure in diversi posti e questo mi piace. Non ho lasciato il mio lavoro al Soccorso Alpino e non intendo farlo. Non avrei mai pensato di venire in Italia, ma invece eccomi e così ho modo di conoscere e scoprire nuovi posti dove tornare poi per qualche bella scalata.

Presto anche la sua voce negli appuntamenti di Voice Of Climbers.

Foto e Testo: Marco Pandi